Progettazione del passaggio: l'enfilade

Pubblicato il 31 agosto 2024 alle ore 12:50

Il corridoio

Contrariamente a quanto si possa credere,  l'elemento per così dire "centrale" della progettazione d'interni è rappresentato proprio dall'ambiente più bistrattato di una distribuzione interna. Ad esso infatti è affidato il compito di distribuire correttamente gli spazi interni di un immobile, ma spesso la sua funzione si limita a quella di un percorso buio e vuoto che come un tunnel conduce alle stanze. 

Il corridoio infatti, è uno spazio senza anima. Si percorre quasi in apnea, lanciandosi a naso tappato da una stanza all'altra, compromettendo la continuità nella fruibilità degli ambienti, che diventano così punti isolati della casa.

Questa caratteristica distributiva è tipica delle abitazioni in condominio, relative ad immobili realizzati nel boom degli anni '60, quando l'edilizia  abitativa era in trepidante attività, a servizio (e non a favore) dell'espansione urbana.

Questa soluzione infatti ha permesso la realizzazione di numerosi alloggi con il maggior numero di stanze.

E' interessante a tal proposito immaginare che era divenuta un'esigenza indispensabile quella di creare molti ambienti chiusi e separati, proprio per contrastare il modello di "casa" che aveva accomunato le famiglie della generazione precedente che erano quasi spesso costituite da un nucleo familiare molto numeroso, i cui componenti erano costretti a condividere pochi spazi senza possibilità di privacy per alcuno.

Il disimpegno

La progettazione della nuova distribuzione interna consente di "rimescolare" le carte e favorire una fruibilità nuova allo spazio abitativo. Ritengo che questa sia la parte più complessa del lavoro di un progettista, perché è proprio in questo momento che si tracciano linee e nuovi divisori che già contengono tutta la progettazione e la sua realizzazione: arredamento, finiture, materiali, luce... 

In questa nuova distribuzione degli spazi interni è possibile individuare la funzione del disimpegno ridotta a piccolo "snodo" centrale che conduce velocemente agli ambienti della zona notte.

L'enfilade

In tutte le abitazioni esiste una gerarchia di luoghi definita dal livello di confidenzialità. Nessuno mai si sognerebbe infatti di accogliere un conoscente in una camera privata se non in quella di "rappresentanza". Un parente più stretto  avrebbe più comunemente accesso anche alla zona notte, lasciando comunque il rispetto e il giusto "riguardo"  per la camera da letto, da considerarsi indiscutibilmente il luogo più privato della casa.

Era così anche nei palazzi nobiliari dal 1600 in avanti, dove l'appartamento privato, collocato per l'appunto al piano nobile, costituiva la residenza vera e propria della famiglia e contava generalmente le migliori decorazioni interne di tutto l'edificio.

Caratteristica di questa tipologia abitativa è l'assenza di disimpegno o corridoio. Le camere infatti si susseguono in modo attiguo, e sono tutte comunicanti. Il passaggio dall'una all'altra è consentito attraverso porte (normalmente apribili con doppia anta a battente) che potevano essere lasciate aperte o chiuse a seconda del grado di "confidenzialità" dell'ospite. Maggiore era il livello sociale, tanto maggiore era la "permeabilità" dell'appartamento. 

Si narra che alcune udienze strettamente private avvenissero nella stanza da letto!

L'Enfilade è letteralmente una "infilata" di camere consecutive (quindi non indipendenti) che si dispongono in maniera lineare. Il fascino di queste aperture lasciate libere di essere focalizzate fino al punto più lontano è qualcosa di incredibilmente bello. Gli ambienti sono aperti ma circoscritti, sono uno e sono tanti e diversi, arredati spesso con diversi stili e con forniture di arredo variegate. Molti di questi appartamenti situati in palazzi storici di valore sono diventati in epoca recente il luogo più idoneo per mostre e musei.

E' evidente quanto la misura dell'abitare sia decisamente cambiata nell'ultimo secolo. Oltre alla diversa gestione degli spazi, in termini di dimensioni e  di regolamentazione igienico-sanitaria, sono cambiate le nostre abitudini. Resta comunque incantevole lo sguardo arioso e illuminato di questi percorsi "misteriosi". Le porte chiuse definiscono dei piccoli ambienti. Le porte aperte aprono alla comunicazione, al flusso. L'enfilade è un ambiente "opzionale", aperto, dinamico, che porta in sé un significato nascosto e profondo che non ha bisogno di essere definito... ma si rivela solo quando trovi la porta chiusa.


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