Progettazione della natura (ep.2): i giardini di Babilonia
Pubblicato il 3 agosto 2024 alle ore 19:31
Nelle regioni mediorientali bagnate dai due grandi sistemi fluviali del Tigri e dell'Eufrate, la ricchezza d'acqua consentì la prima attività agricola su vasta scala a cui seguì una crescita e concentrazione della popolazione mai avvenuta in precedenza. Si diede inizio al fenomeno urbano nel IV millennio a.C. del regno sumero della bassa Mesopotamia, estendendosi fino alla zona più settentrionale della regione nel corso del III millennio.

Nacquero le prime città, con mura difensive e in coincidenza con la stabilizzazione delle popolazioni apparvero i più antichi spazi verdi legati alle città: aree che erano insieme frutteto, orto, giardino e che conciliavano le finalità alimentari con quelle ricreative.
E' in quell'epoca che appare la più grande città-stato del mondo, Uruk, situata a sud dell'attuale Bagdad e che nel IV millennio a.C. contava 50000 abitanti. Gli scavi hanno rivelato la presenza di grandi spazi verdi, irrigati con canalizzazioni provenienti dal vicino Eufrate e databili tra il II e il III millennio a.C. Nel clima caldi della bassa Mesopotamia, la fresca ombra di palmeti e frutteti dovette essere assai apprezzata anche perché al di sotto delle chiome, al riparo dal sole ardente era possibile la coltivazione degli ortaggi.
Da un testo iscritto su un cippo (conservato presso il British Museum di Londra) si narrano le gesta di del re assiro Tiglath-Pileser I (1115-1077 a.C.) recanti l'orgoglio delle sue imprese. Il regnante infatti si vantava delle sue conquiste botaniche "dalle nazioni che ho reso tributarie ho portato il pino, il grande ginepro, che nessuno dei miei antenati aveva mai piantato, e li ho messi a dimora nei parchi delle mie terre, e ho portato alberi da frutta che non si trovavano nella mia terra, li ho portati e messi nei parchi d'Assiria".


Nelle figure: bassorilievo del re Tiglath-Pileser I (1115-1077 a.C.) e porzione di cippo con iscrizione letteraria
Scavi condotto nella capitale assiria di Ashur hanno portato alla luce un tempio esterno alla città, dedicato al dio Ashur e che si presentava ai suoi visitatori sotto forma di bosco. Costruito in prossimità del fiume Tigri, esso aveva un giardino con corte interna, cinto da una selva, costituita da circa 2000 fra alberi e arbusti piantati in filari regolari molto serrati.

Nel I millennio a.C., in Assiria, la presenza di grandi giardini regali è attestata nella città di Nimrud, dove il re Ashurnasirpal II (883-859 a.C.) fece giungere un canale per l'irrigazione di un giardino piantato di vigne, meli, peri, cotogni, mandorli, cedri, cipressi, ecc. Molte specie erano state importate a seguito delle campagne militari.

I suoi successori migliorarono ancora l'aspetto dei giardini regali arricchendoli di nuove coltivazioni e di specchi d'acqua.
Fu per volontà del re Sennacherib che furono realizzate attrezzature per il sollevamento idrico, con un funzionamento analogo alla vite di Archimede (vedi sopra), le quali portavano acqua a giardini terrazzati in cui erano state collocate piante esotiche.

Come è possibile rilevare da questo bassorilievo risalente alla metà del VII secolo a.C. realizzato a Ninive, il re assiro Ashurbanipal (668-627 a.C. circa), nipote di re Sennacherib, è raffigurato insieme alla regina nel corso di un banchetto che si svolge in un giardino.
I Giardini di Babilonia
Dalla presenza di questi primi giardini rimane una permanente traccia nel mito dei giardini pensili di Babilonia.
Situata a nord dell'attuale Bagdad, Babilonia era celebrata nel mondo classico per aver ospitato architetture verdi elencate fra le sette meraviglie dell'antichità. Combinando il sistema costruttivo delle ziggurat, monumentale emblema del legame fra terra e cielo, l'idea dei giardini pensili di Babilonia segnò l'immaginazione dei posteri per millenni.
La loro costruzione è attribuita al re Nabucodonosor II, in quale fece realizzare numerosi templi, strade, palazzi per tutto il tempo del suo regno (605-562 a.C.). La tradizione vuole che quei giardini fossero una sorta di compensazione per la moglie Amytis, originaria della regione del Kurdistan, la quale provava nostalgia per le sue terre natali montagnose, coperte di boschi.

Il geografo greco Strabone (63 a.C. - 24 d.C.) che descrisse quei giardini nel I secolo a.C. narrò che: "Consistono di terrazze voltate innalzate una sull'altra e appoggiate si pilastri cubici. Questi ultimi sono cavi e riempiti di terra per permettere di piantarvi anche gli alberi più grandi. I pilastri, le volte e le terrazze sono costruiti in mattoni cotti e asfalto. Si ascende al piano più alto attraverso scale ai cui lati sono macchine idrauliche, attraverso le quali uomini, incaricati di questo, sono continuamente impiegati nel sollevare acqua dall'Eufrate".

Vista nord del palazzo di Nabucodonosor II, Babilonia
Nei primi decenni del XX secolo, durante scavi condotti nel sito di Babilonia, venne riconosciuto un complesso che potrebbe corrispondere a quello dei giardini pensili; ma la sua lontananza dal fiume mette in dubbio l'autenticità della scoperta. Si è anche ipotizzato che l'acqua provenisse non dal fiume ma da pozzi situati sulle terrazze di livello più alto, con profondità tale da raggiungere la falda, ma resta un'ipotesi opinabile a causa della difficoltà tecnica di ottenere la quantità d'acqua necessaria all'irrigazione continua.
Il maggior dubbio sull'effettiva esistenza dei giardini pensili di Babilonia viene dal fatto che mancano testimonianze coeve, giacché queste giungono da autori greci e romani dei secoli successivi.

Ricostruzione grafica dei giardini
Un'immagine fantasiosa o verosimile che si sovrappone ai dubbi degli studiosi e di chi, come me, resta affascinato dalla bellezza di tanta creatività. Fosse anche solo un'idea, un simbolo o un un'invenzione mitologica, questo luogo esiste. Ed è sufficiente provare a chiudere gli occhi e sentire il profumo delle piante esotiche, dei fiori, l'odore della terra bagnata da acqua corrente che defluisce in canali e feritoie... il cinguettio degli uccelli tra le fronde rigogliose, il raggi del sole che disegnano linee di luce, bagliori accecanti e fresche ombre, e il passo dei sandali sui pavimenti di pietra...
Si sale, si scende. Ci si siede e ci si riposa. Ci si alza e si riprende il cammino.
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