Progettazione dello spazio scenico (ep.2): luci e geometrie

Pubblicato il 27 luglio 2024 alle ore 08:10

Progettare uno spazio scenico non è un semplice allestimento intorno ad una storia.

La narrazione e la musica non contengono uno spazio, ma definiscono l'aria, un respiro.

E come tale esso si espande rivelando le sue tensioni, le sue lentezze, i suoi dinamismi.

Il fascino dell'architettura teatrale è un misto di leggerezza e mistero.

L'intenzione celata in un'opera teatrale raggiunge la sensibilità del progettista che la traduce in un scena.

Questa non deve soffocare la fantasia o la libertà dello spettatore, deve solo contribuire alla scoperta del senso con allusioni, nuove suggestioni, atmosfere...

Uno degli scenografi che maggiormente ha contribuito alla mia ricerca è Josef Svoboda. Artista cèco contemporaneo (1920-2002) ha raccontato nelle sue numerose scenografie le suggestioni di opere classiche e moderne, elaborando effetti sempre nuovi.

Qui sopra ho riportato un'immagine dai Vespri Siciliani (Parigi 1974) e del Nabucco (Zurigo 1986), opere di Giuseppe Verdi.

Ho voluto accostare due opere dello stesso autore, portate in scena intorno alla metà dell'800. Entrambe (come molti temi che caratterizzano l'autore) raccontano le vicissitudini storiche e politiche di società instabili, di popoli in rivolta, di diritti violati e in questo ci sono sentimenti di amore e di rancore, di promesse e di sacrificio.

In entrambe le scenografie, è possibile osservare l'elemento centrale che è la scala. Essa è traduzione di dislivello, gerarchìa, ascesa, fatica, distanza. E'  un elemento fortemente caratterizzante le opere di Svoboda, ma in queste due opere è evidente quanto l'elemento architettonico sia "chiave di lettura" di un concetto molto ampio, quasi criptico.

Nei Vespri Siciliani è sottolineata la dimensione mistica, leggera, con i controluce (Svoboda ne è stato maestro) che enfatizzano volumi e ombre; la scala è quasi aria.

Nel Nabucco invece, lo stesso elemento è vuoto nella scultura, è passaggio, collegamento. La scenografia (vedi foto a seguire) è composta da elementi movibili, che modificano lo scenario con il progredire della storia, degli eventi. La presenza massiccia di un elemento architettonico così dichiaratamente strutturale sottolinea l'imponenza politico-culturale narrata da Verdi nel Nabucco.

Lo spazio scenico è composto da volumi  che possono spostarsi creando nuove geometrie, nuovi scorci, nuove prospettive, dando così la percezione che la narrazione sia completamente "avvolta" e definita dall'architettura.


Henrik Ibsen, La donna e il mare (Piccolo Teatro, Milano 1991)

Per rappresentare il dramma di una donna legata ad un elemento (il mare), Svoboda sceglie di utilizzare elementi sì descrittivi ma liberi, quasi fluttuanti. L'acqua, il cielo, i paesaggi, tutti vengono travolti da luci e colori intensi, saturi, "abbattuti" da fortissimi controluce e ombre contrastanti. Nel suo dramma, "La donna e il mare", Ibsen, narra la tribolazione di una donna che attende un misterioso amore lontano, sconosciuto, che è contrastato dai sentimenti che prova per il marito, legame sicuro e stabile. I livelli psicologici del dramma hanno sfaccettature di tipo cultuale, filosofico, politico, tra moralismo e poesia.


"Non saprei dire che cosa mi eccitasse di più, se lo spazio magico ritagliato dal resto del mondo, oppure i testi favolistici in cui dopo varie peripezie era sempre il bene a vincere, o ancora il gioco delle luci"  (J. Svoboda)

"Hop, hop, hopCom'è misteriosa la leggerezzaHop, hop, hopÈ una strana cosa, è una carezzaChe non vuoiHop, hop, hopButta via il dolore, la pesantezzaHop, hop, hopCerca d'inventare la tua leggerezzaE volerai

Anche per oggi non si volaUna folla enorme che mi tira per le bracciaChe mi frena, una folla che mi schiacciaCon tanti parenti abbarbicati, amori attaccatiE tanti problemi e tante zie sempre malateChe risate!

Questo pacco di coscienzaCome lo sento, mi dedico a tuttiCon la mia riconoscenza..."


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