Progettazione dello spazio scenico (ep.1): Un Tempo per Volare

Pubblicato il 13 luglio 2024 alle ore 08:16

Circa 15 anni fa mi innamorai. Come un colpo di fulmine trovai improvvisamente "il senso" di un percorso (anzi di due percorsi diversi e incompatibili) che era il filo rosso della mia vita. La scenografia teatrale.

Da sempre divisa in due, come avessi due anime inconciliabili e sempre in lotta, quel primo giorno di lezione nella aule di Valle Giulia a Roma fu per me "l'occhio di bue" sul monologo centrale della mia storia: musicista o progettista?

Capii in pochissimo tempo che era possibile disegnare la musica, percepirne gli spazi architettonici e allo stesso tempo era possibile far suonare gli ambienti, armonizzare, raccontare come un canto l'avanzare di uno sguardo.

E' l'esercizio e il lavoro che applico ogni volta nei miei disegni, è la ricerca di tutti i progetti, dal più semplice a quello più complesso. L'architetto deve "sentire" lo spazio.

Apro oggi questa nuova rubrica dove racconterò la parte più "interior" dell'Architettura degli Interni, quella del pensiero.

Qualsiasi progettazione non può prescindere dal pensiero perché in esso è contenuto un ritmo, una melodia, un timbro che il progettista deve cogliere per poter cucire una nuova traccia...

La progettazione della scenografia teatrale in particolare, offre la possibilità di portare al massimo livello l'espressione di questo pensiero. Perchè il pensiero è quello contenuto nella narrazione e il timbro è quello che l'autore ha impresso nelle pagine del suo racconto. Il progettista teatrale percorre la storia e fa suonare lo spazio.

Un Tempo per Volare (Daniela Donatone, Ed. Città Nuova 2022) - Tra Fede, Sogno e Scelte

Vivere la fiducia in Dio decidendo di fidarsi ciecamente senza interferire, oppure prendere in mano i propri sogni, imboccare la strada e andarseli a prendere?

Immagino la vita come un infinito diagramma di flusso, dove ad ogni risposta corrisponde una direzione inequivocabile. Ogni scelta traccia un percorso unico. Questa unicità caratterizza tutto il vissuto, nel bene e nel male. Scegliere è un "sì" o un "no". Non è possibile patteggiare. Accogliendo una cosa si rifiuta definitivamente l'altra. E quella non c'è più. Scegliere significa non guardarsi più indietro. Significa puntare lontano e tracciare la strada.

Muovendomi in questa analisi ho trovato riscontro in una dimensione architettonica e matematica che potesse rappresentare la "casuale ripetitività" delle cose.

I frattali (dal latino fractus, spezzato, per via della dimensione frazionaria degli elementi ripetuti) sono enti geometrici caratterizzati dalla ripetizione di una forma su scale diverse, e dunque capaci di riproporre all'infinito (ingrandendo una qualunque sua parte) una figura simile all'originale.

Uno di questi esempi è stato scelto per dare sfondo al racconto con una delle immagini più eloquenti; l'albero frattale di Pitagora.

Costruito sulla  base dell'omonimo teorema, l'albero si sviluppa sulla riproduzione sempre più infinitesima del triangolo rettangolo costruito sull'ipotenusa. Esso fu disegnato per la prima volta da Albert E. Bosman intorno al 1942.

Osservando questa parte di un'infinita diramazione di moduli geometrici, è possibile immaginare quanto ciascun elemento sia "figlio" di qualcosa che è avvenuto prima, di quanto l'esistenza di ogni pezzo sia fortemente legato alla solidità di ciò che lo precede ed è, inoltre, ingrediente di ciò che sarà.

Le scelte, i sogni, le direzioni, le aspettative, ciascuno di questi definiscono la possibilità futura di nuovi elementi simili che a loro volta ne genereranno altri. E così via. Ogni segmento è un potenziale infinito di nascita.

Forse guardando questa casuale sistematicità delle combinazioni che disegnano l'Albero è possibile sorprendersi di quanto esse siamo connessioni di Sogno, Scelte e Fede.

L'impulso del cuore e l'intelligenza delle Scelte definiscono insieme l'Unicità di quel meraviglioso albero che, abbracciato dalla Fede, resterà Vivo in eterno.


Un buon progettista cerca di prevedere tutto, proporzioni, aspetti costruttivi, effetto finale... quando il progetto è in scena prende vita e ti accorgi di cose per le quali devi ringraziare la musica.