Viaggio nella Pittura con Immagini Bibliche (ep6.): l'arca di Noè
Pubblicato l'8 marzo 2025 alle ore 12:43
1 Il Signore disse a Noè: «Entra nell'arca tu con tutta la tua famiglia, perché ti ho visto giusto dinanzi a me in questa generazione. 2 D'ogni animale mondo prendine con te sette paia, il maschio e la sua femmina; degli animali che non sono mondi un paio, il maschio e la sua femmina. 3 Anche degli uccelli mondi del cielo, sette paia, maschio e femmina, per conservarne in vita la razza su tutta la terra. 4 Perché tra sette giorni farò piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti; sterminerò dalla terra ogni essere che ho fatto». 5 Noè fece quanto il Signore gli aveva comandato.
6 Noè aveva seicento anni, quando venne il diluvio, cioè le acque sulla terra. 7 Noè entrò nell'arca e con lui i suoi figli, sua moglie e le mogli dei suoi figli, per sottrarsi alle acque del diluvio. 8 Degli animali mondi e di quelli immondi, degli uccelli e di tutti gli esseri che strisciano sul suolo 9 entrarono a due a due con Noè nell'arca, maschio e femmina, come Dio aveva comandato a Noè.
10 Dopo sette giorni, le acque del diluvio furono sopra la terra; 11 nell'anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, il diciassette del mese, proprio in quello stesso giorno, eruppero tutte le sorgenti del grande abisso e le cateratte del cielo si aprirono. 12 Cadde la pioggia sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti. 13 In quello stesso giorno entrò nell'arca Noè con i figli Sem, Cam e Iafet, la moglie di Noè, le tre mogli dei suoi tre figli: 14 essi e tutti i viventi secondo la loro specie e tutto il bestiame secondo la sua specie e tutti i rettili che strisciano sulla terra secondo la loro specie, tutti i volatili secondo la loro specie, tutti gli uccelli, tutti gli esseri alati. 15 Vennero dunque a Noè nell'arca, a due a due, di ogni carne in cui è il soffio di vita. 16 Quelli che venivano, maschio e femmina d'ogni carne, entrarono come gli aveva comandato Dio: il Signore chiuse la porta dietro di lui.
17 Il diluvio durò sulla terra quaranta giorni: le acque crebbero e sollevarono l'arca che si innalzò sulla terra. 18 Le acque divennero poderose e crebbero molto sopra la terra e l'arca galleggiava sulle acque. 19 Le acque si innalzarono sempre più sopra la terra e coprirono tutti i monti più alti che sono sotto tutto il cielo. 20 Le acque superarono in altezza di quindici cubiti i monti che avevano ricoperto.
21 Perì ogni essere vivente che si muove sulla terra, uccelli, bestiame e fiere e tutti gli esseri che brulicano sulla terra e tutti gli uomini. 22 Ogni essere che ha un alito di vita nelle narici, cioè quanto era sulla terra asciutta morì.
23 Così fu sterminato ogni essere che era sulla terra: con gli uomini, gli animali domestici, i rettili e gli uccelli del cielo; essi furono sterminati dalla terra e rimase solo Noè e chi stava con lui nell'arca.
24 Le acque restarono alte sopra la terra centocinquanta giorni.
Genesi 7
L'abbazia di Saint-Savin-sur-Gartempe
Saint-Savin-sur-Gartempe è un comune situato nel dipartimento della Vienne nella regione della Nuova Aquitania, in una vasta area sulla costa sud occidentale francese.
L'abbazia fu costruita in stile romanico a partire dalla metà dell'XI secolo e contiene numerosi affreschi dell'XI e XII secolo in ottimo stato di conservazione. Nel 1983 essa è stata inserita nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.


Qui sono custoditi straordinari dipinti murali di età romanica: ripartiti su fasce parallele, lungo tutta la volta, si susseguono gli episodi della Genesi e dell'Esodo. Sul lato sud è rappresentato l'episodio dell'arca di Noè.
La scena

L'arca di Noè, affresco del 1100 circa, volta della chiesa di Saint-Savin-sur-Gartempe (Francia)
L'autore dell'affresco ha rappresentato l'arca come fluttuante tra le onde e i corpi degli annegati. Sullo sfondo è lievemente riconoscibile il profilo della costa ormai lontana e sulla quale risalta il verde scuro di un cielo plumbeo e minaccioso, verso il quale è rivolto il corvo.
I piani dell'arca sono disegnati con una gerarchia ben precisa: nel primo livello in basso vi sono i quadrupedi, sopra i volatili e in alto Noè e la sua famiglia.
Lo scafo dell'arca

Lo scafo dell'arca è molto simile ai tipici drakkar, natanti di epoca vichinga caratterizzati da una struttura snella e fluida con estremità simmetriche e solitamente corredata a prua (e a poppa) da una scultura lignea ad raffigurazione zoomorfa.
Il colore rossiccio che rappresenta la lucidità del legno trattato con la pece per renderlo impermeabile, è steso su tutto lo scafo e la prua è corredata da una testa di drago.
La presenza del male: i "giganti"
Nel capitolo 6 della Genesi si narra della presenza dei giganti della terra che si accostano alle figlie degli uomini, immagine della perversione umana davanti alla quale Dio decide di avviare la sua punizione con il diluvio universale.

I due giganti sono rappresentati, ai lati dell'arca, al livello più alto (lì dove è custodita l'umanità), come aggrappati all'estremo tentativo di distruggere ancora una volta l'uomo, riportandolo al peccato e rifiutando la salvezza.
Una doppia lettura potrebbe, inoltre, sottolineare la compresenza del bene e del male: "giganti-uomini" in cerca di "salvezza".
Il corvo
6Trascorsi quaranta giorni, Noè aprì la finestra che aveva fatta nell’arca e fece uscire un corvo per vedere se le acque si fossero ritirate. 7Esso uscì andando e tornando finché si prosciugarono le acque sulla terra.8Noè poi fece uscire una colomba, per vedere se le acque si fossero ritirate dal suolo; 9ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede, tornò a lui nell’arca, perché c’era ancora l’acqua su tutta la terra. Egli stese la mano, la prese e la fece rientrare presso di sé nell’arca. 10Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba dall’arca 11e la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco un ramoscello di ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra. 12Aspettò altri sette giorni, poi lasciò andare la colomba; essa non tornò più da lui (Gen 8,6-12).

Il corvo, secondo il libro del Levitico, è ritenuto una uccello impuro. Probabilmente qui viene rappresentato per indicare che la salvezza è ancora lontana perché il corvo non trovando terra su cui posarsi, tornerà più volte fino al giorno in cui si perderà.
Il cadaveri degli annegati
Lentamente alla deriva, i cadaveri degli annegati sono rappresentati in basso, al disotto della chiglia. Un contrasto brutale tra la morte degli uomini giudicati perversi e l'abbondanza di vita delle coppie di tutte le specie messe in salvo sull'arca.

I cadaveri si disperderanno sulle acque e saranno dimenticati.
La vita io l'ho castigata vivendola.
Fin dove il cuore mi resse arditamente mi spinsi.
Ora la mia giornata non è più che uno sterile avvicendarsi di rovinose abitudini
e vorrei evadere dal nero cerchio.
Quando all'alba mi riduco, un estro mi piglia,
una smania di non dormire.
E sogno partenze assurde, liberazioni impossibili. Oimè.
Tutto il mio chiuso e cocente rimorso altro sfogo non ha fuor che il sonno,
se viene.
Invano, invano lotto per possedere i giorni che mi travolgono rumorosi.
Io annego nel tempo.
(Vincenzo Caldarelli)
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