Promenade à Parìs (ep.2): Le métro
Pubblicato il 1 marzo 2025 alle ore 12:51

Davanti al cartellone delle linee metropolitane di una grande città come Parigi si resta per qualche attimo impressionati dalla composizione astratta di linee e colori. A metà strada tra una composizione kandinskyana e l'astrattismo di Jackson Pollock, questa mappa è il lasciapassare per scoprire Parigi. Ancora oggi, a dodici anni di distanza, sento un fremito nel leggere il nome dei luoghi, ricordandone perfettamente immagini e suoni.
Le linee
La linea metropolitana di Parigi venne inaugurata nel 1900 in occasione dell'Expo. In seguito all'espansione post bellica, dagli anni '50 fino agli anni '70, la città ebbe uno sviluppo veloce e intenso, rendendo necessario l'incremento della rete metropolitana fino alle banlieue, i quartieri periferici.
La rete è composta da 16 linee per uno sviluppo totale di 245 Km su cui sono distribuite 404 stazioni, nella maggior parte delle quali è possibile incrociare altre linee metropolitane. Si tratta di una copertura davvero capillare di tutto il centro urbano e, considerando la possibilità di usufruire di un'estesa rete ferroviaria extraurbana, si può immaginare di avere in tasca Parigi e dintorni!
La stazione

Conoscevo quell'odore tipico della metropolitana. Io che avevo già vissuto per gli anni di studio a Roma sapevo che mi avrebbe raggiunto a metà rampa della prima scala. Un odore penetrante, misto tra grasso lubrificante e ferro intriso di gente, di passi, di storie... sbattute addosso con la violenza del vento soffiato dai vagoni in movimento. La corsa delle persone sempre in affanno, ad inseguire coincidenze vitali mi sbatacchiava a destra e sinistra, ma io ero disciplinatamente serena e con passo quieto cercavo il livello su cui poter salire sulla linea 13 per raggiungere la casa della signora Mamì.
Il viaggio
Il treno arriva al binario dopo due minuti di attesa, le porte si spalancano dopo il tipico suono di avviso e una valanga di gente esplode fuori di corsa. Esperta di grandi città, per evitare di essere travolta, mi ero posizionata in fondo al binario in modo da beccare il primo o l'ultimo vagone che solitamente sono quelli meno affollati e così mi trovai un po' oltre la faccia del macchinista e con una veloce corsa recuperai i metri utili per salire.
Il moto ondoso delle curve ad alta velocità non è una delle mie passioni, ma ancorata ad uno dei supporti centrali mi divertivo a "serfare" i binari stridenti insieme ai miei compagni di viaggio: uomini e donne concentrati in qualche lettura più o meno interessante, giovani con cuffie giganti immersi nell'ascolto, gente stanca con gli occhi chiusi e le mani consumate dalla fatica.
Erano all'incirca le 15 del pomeriggio, l'ora del cambio turno. La fine della giornata lavorativa per qualcuno, l'inizio per altri.
Ad ogni fermata perdevo qualche compagno e ne acquistavo uno nuovo. Spesso mi sentivo osservata: il mio piumino super imbottito e gli stivali felpati dirompevano in modo sgraziato tra i cappotti sfiancati e le ballerine a caviglia nuda delle donne più eleganti. Ma tutto sommato ero ancora una semplice avventuriera arrivata lì quasi per caso, potevo concedermi qualche goffaggine. Non ebbi nemmeno il tempo di pensarlo che dal buio arrivò improvvisamente la luce.
Dalle profondità della terra il treno uscì fuori, percorrendo un ponte sulla Senna. Improvvisamente si aprì Parigi. E mi sentii sopraffatta dal piacere di essere lì, in volo tra i tetti plumbei e le canne fumarie rossicce sfumate da aloni di fumo nel vento:

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