Progettazione dello spazio scenico (ep.7): dalla bidimensionalità alla "prospettiva"  dei Bibiena

Pubblicato il 22 febbraio  2024 alle ore 16:37

Ripasso alcuni appunti universitari gelosamente conservati tra le cose più care. Le pagine che raccontano gli spunti più significativi delle lezioni di scenografia teatrale sono quelle che sfoglio ogni volta con lo stesso entusiasmo.

Una famiglia di artisti, architetti, pittori, scenografi, i Bibiena per circa centocinquant’anni si tramandò i segreti della prospettiva illusoria per la messa in scena.

Il successo internazionale dei Bibiena arriva con i figli Ferdinando Maria (1657-1743) e Francesco (1659-1739) che, tra il Seicento e il Settecento, ebbero un ruolo molto più rilevante del padre. Infatti, non solo architetti, questi artisti eccelsero come scenografi, decoratori e disegnatori conquistando Vienna, Barcellona Monaco, Dresda, Bayreuth e Praga.

Per ben comprendere la straordinarietà della loro prospettiva è utile accennare l'evoluzione storica della rappresentazione tecnica e artistica del disegno.

La bidimensionalità nel Medioevo

Giotto (1267-1337), Miracolo del Crocifisso, Basilica Superiore di Assisi

Nel periodo medievale la rappresentazione degli spazi, sia nella pittura che nella scultura, veniva semplificata in una modalità tecnica semplice, bidimensionale, con il conseguente annullamento della profondità.

La prospettiva centrale del rinascimento

Leon Battista Alberti (1404-1472), Città ideale di Urbino - Prospettiva centrale

Nel Quattrocento  esplode letteralmente la magnificenza descrittiva. L'architettura e la pittura hanno la possibilità di essere espresse con il perfezionamento del disegno tecnico grazie alla scoperta della prospettiva. Gli spazi bidimensionali del Medioevo restano lontanissimi rispetto alla capacità descrittiva del nuovo secolo. Leon Battista Alberti e poi Filippo Brunelleschi (che perfezionerà la teoria geometrica dei punti di fuga), regalano finalmente uno sguardo realistico sulle geometrie, negli  spazi e sotto le luci (cit. Le Corbusier).

Nell'immagine qui sopra è rappresentata una prospettiva con fuoco prospettico centrale, lì dove convergono tutte le linee di fuga. 

La prospettiva d'angolo o accidentale

Filippo Brunelleschi, in seguito, svilupperà la tecnica della prospettiva accidentale:  i punti di fuga sono due e l’osservatore si colloca obliquamente alla scena. Infatti nella prospettiva accidentale le cose non sono osservate di fronte ma da una posizione d’angolo. Ai due fratelli Ferdinando e Francesco Bibiena, si riconosce (più un secolo più avanti) l'invenzione scenica della "maniera per angolo".  Fu una trovata innovativa, audace, che riuscì a stravolgere la visione prospettica centrale tipica delle rappresentazioni seicentesche: le linee oblique convergono verso due punti fuga situati sulla linea di orizzonte.
La prospettiva accidentale trasmette una sensazione di tensione e dinamicità alla scena.

Visualizzazione del tracciamento grafico degli elementi della prospettiva accidentale o angolare.   In alto a sinistra: Giuseppe Galli Bibbiena, Capriccio architettonico. In alto a destra: Piranesi, Veduta della Basilica di San Giovanni Laterano. In basso a sinistra: A. Sant’Elia, La città nuova,1914. In basso a destra: fotografia di palazzo Medici Riccardi a Firenze

Con l'applicazione della prospettiva ad angolo, l'illusione straripa dal boccascena e diventa spettacolo insieme all'opera. Ferdinando Galli Bibiena porta all'estremo la capacità di rappresentare la realtà sviluppando la tecnica della prospettiva accidentale con vista dal basso. 

Ferdinando Galli Bibiena, Left Portion of a Palatial Hall

Uno sguardo dal basso che permette di percepire "il peso" dell'architettura, degli spazi, avendo quasi la sensazione di esserne sopraffatti. I Bibiena riuscirono così a realizzare scenografie con profondità infinite, regalando scorci sempre nuovi e suggestivi.

Ferdinando Galli Bibiena, 1657–1743, Prospettiva interna di una chiesa

Ferdinando Bibiena, scenografie


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