Viaggio nella Pittura con Immagini Bibliche (ep5.): il diluvio
Pubblicato il 15 febbraio 2025 alle ore 10:25

Il diluvio (o l'Inverno), 1660-1664, olio su tela 118x160cm, Museo del Louvre - Parigi
"5Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male, sempre. 6E il Signore si pentì di aver fatto l'uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. 7Il Signore disse: "Cancellerò dalla faccia della terra l'uomo che ho creato e, con l'uomo, anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito di averli fatti". 8Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore.
9Questa è la discendenza di Noè. Noè era uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava con Dio. 10Noè generò tre figli: Sem, Cam e Iafet. 11Ma la terra era corrotta davanti a Dio e piena di violenza. 12Dio guardò la terra ed ecco, essa era corrotta, perché ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra."
Genesi 6
L'autore
Dopo aver realizzato delle tavole sulla vita di Sant'Ignazio, Nicolas Poussin (1594-1665), pittore classicista francese, arrivò in Italia sotto la protezione del Cardinale Barberini, dando il via alla sua carriera artistica realizzando molti dipinti attualmente esposti nei più grandi musei del mondo. A Roma Poussin realizzò la sua opera maggiore, il Martirio di Sant'Erasmo che è esposto nella Pinacoteca Vaticana.
L'opera
In un clima cupo, sospeso, la scena si apre sul frangente in cui le acque hanno ricoperto quasi completamente la terra. Sullo sfondo sono accennati i profili montuosi di territori lontani, una città sulla destra, un fulmine squarcia il cielo grigio plumbeo e in lontananza si intravede l'arca di Noè in cui probabilmente la sua famiglia è già al sicuro.
La geometria della scena si sviluppa nella "tenaglia" definita tra due rocce opposte che sembrano "stringersi" sugli ultimi uomini che, dalle acque, e in preda alla disperazione, tentano di salvarsi.
In primo piano una barca è accostata accanto ad una roccia per permettere ad una donna di mettere in salvo il proprio bambino: un uomo in alto si sporge per prenderlo e un altro mantiene la barca ferma puntando un tronco sul fondo.
I soggetti

Il dettaglio struggente in uno scenario drammatico: l'ultima preghiera prima della fine. Un uomo al centro della scena, in secondo piano, è posto in ginocchio sulla prua della sua barca ormai prossima ad affondare. Mani supplichevoli ma anche piene di domande, di incredulità, di sgomento.

L'arca di Noè rappresenta un luogo già salvato. E' lontano dal dolore di chi è prossimo alla morta, sembra distaccata, indifferente. La salvezza passa oltre e lascia morire.

Il serpente è rappresentato lateralmente sulla sinistra, nascosto ma in primissimo piano. Di esplicito riferimento al peccato originale, il serpente è vicino, quasi sembra minacciare lo sguardo dell'osservatore. La morte minaccia la vita, il male beffeggia il bene e anche (simbolicamente) la fecondità, che fugge via, disperdendo ogni speranza.

Il salvataggio del bambino è certamente l'immagine più toccante. Un tentativo chiaramente inutile perché da lì a poco non ci sarà più terra su cui fuggire. Una vittima innocente che pagherà con la sua tenera vita le colpe dell'umanità. Un probabile riferimento alla fuga in Egitto della Santa Famiglia di Nazareth e al sacrificio di Cristo, vittima espiatoria e salvezza dell'umanità.
"Un vento poi soffierà dentro le nostre veleQual è la rotta giusta solo il Signore lo saUn vento poi si alzerà dentro le nostre velePerché la rotta giusta, solo il Signore la sa"
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