3. Il sogno di Gio' Ponti
Pubblicato il 29 giugno 2024 alle ore 08:40

Qualche anno fa mi fu chiesto di realizzare un'immagine per una decorazione muraria che richiamasse le geometrie dell'Architettura della Concattedrale Gran Madre di Dio di Taranto.
Fu una proposta accattivante che mi stimolò tantissimo e che mi permise di approfondire la ricerca che il grande architetto intraprese nello studio di questa meravigliosa struttura.
Sarebbe difficile raccontare in maniera discorsiva tutte le ricerche che mi hanno portato al disegno finale, ma porto di seguito tutti i riferimenti e le note che mi hanno consentito di sovrapporre e legare le suggestioni che hanno accompagnato il mio lungo percorso.
"Il mio spirito è stato fin dall'origine diviso: da un lato volevo fare una chiesa povera, risparmiando i santi denari del Signore, mortificando l'architettura anche per il timore che si insinuasse nell'opera un'ambiziosità profana d'architetto." (dalle lettera a Mons. Motolese, G. P.)

La Cattedrale che Naviga
Tra i primi appunti di Gio' Ponti si legge l'intenzione fondamentale (nonché il punto di partenza e di arrivo) del suo progetto: "l'opera non sia soltanto in funzione delle sue cerimonie, ma sia rifugio e difesa degli animi e degli intimi pensieri e della verità della vita (e forse più) di ogni persona in solitudine che vi entri (perchè la sua porta è aperta a tutti), con i suoi dolori e le sue speranze, con le sue illusioni anche e con i suoi rimorsi. E da quelle mura deve ricevere omaggio o rassegnazione, conforto, ausilio di virtù, serenità nel sentirsi con tutti i viventi nel comune destino e nel potersi anche sentire solo con Dio, in un luogo sacro..."
La Vela
Elemento fortemente caratterizzante di tutto il progetto e la Vela.
Essa ha comportato diverse modifiche sulla carta, costringendo l'architetto a numerosi tentativi per cercare quella geometria che perfettamente rappresentasse i suoi intenti.
La vela, sinonimo di leggerezza, di libertà, di "soffio" che fa muovere anche i pesi più grandi.
"Stendardo lucente di giorno e attraverso si vedrà l'azzurro del cielo e luminoso di notte"
"Essa è arditissima, tesa come una vela fra le torri campanarie, senza appoggi sotto; è aerea e ieratica. Dio sia ringraziato" (La vela del progetto definitivo)
Il tempio
"Gli ambienti siano semplici, sullo stile della santità: atmosfera intima, pulita, nitida, con muri bianchi e pavimenti di ceramica verde. Una casa luminosa come uno sguardo puro."
Il corpo principale della struttura è collocato al di sotto della vela. Esso è proprio come il "cuore" di una nave che pulsa insieme alla vita della gente che si muove nel quartiere circostante (vedi paragrafo "Considerazioni Urbanistiche").
Il cuore non si vede ma lavora sotto, lavora dentro, e su questa linea di pensiero Gio' Ponti aveva previsto che la struttura fosse "selvaggiamente aggredita dalla vegetazione".
Il verde
Il verde ha caratterizzato in modo particolarmente incisivo tutti gli schizzi dell'architetto.
Sull'evocazione di Piazza dei Miracoli (Pisa), Gio' Ponti aveva indicato colori, distribuzione e tipologie della vegetazione che avrebbe arricchito (se non proprio costituito!) l'architettura.
Il prato con odorosi eucalipti (dalla rapida crescita), i bougenville e le verdi edere che avrebbero dato vita alle grandi murature bianche... la vite del Canadà con i suoi frutti...
L'acqua
Per dare movimento ad una grande nave spinta dal vento a vele spiegate, Gio' Ponti disegnò al disotto di essa l'elemento essenziale affinché l'opera prendesse il largo, l'acqua.
Un grande bacino a tre livelli proprio ai suoi piedi riproduce il disegno della splendida struttura raccontandone i profumi, gli umori... un disegno cangiante, in movimento, fresco, sempre nuovo.
L'acqua, il tempio, la vela, il verde, la vita umana, la cultura... "selvaggiamente aggredita dalla natura".
Considerazioni Urbanistiche, il Sogno di Gio' Ponti
L'architettura non è un elemento a sé, non può prescindere dal contesto.
Anzi, diventa possibilità di collegamento, di unione, di riqualificazione.
Come un processo di sanificazione armonica, l'architettura nasce e arriva al luogo che la contiene.
Probabilmente è da questo pensiero che Gio' Ponti aveva iniziato a muovere i primi tratti sulle pagine del suo taccuino:
l'area avrebbe costituito un centro di incontro per la vita umana che includesse (anche) il progetto religioso.
Le case della gente, il verde, insieme all'asilo e al verde, le scuole e il verde, il museo con la biblioteca, il verde.
Un intervento urbanistico a grande scala che avrebbe segnato i tratti di un quartiere di Taranto che aveva ancora tempo, spazio e possibilità per cambiare rotta...
Negli anni sessanta infatti, prendeva il via un'espansione edilizia veloce e imponente (brutale) proprio nella zona che circondava l'area libera che avrebbe dato carta bianca ad un progetto straordinario:
"una corona di dignitose case di abitazione che abbia a creare un paesaggio di valori omogenei ed armonici che tolgono dalla vita la fatale eterogeneità e di illuminazione pubblicitaria dell'edilizia al margine estremo delle vie che delimitano la zona nella quale sorge la Cattedrale".
Un sogno in grande, dove natura, spiritualità e cultura avrebbero trovato casa.

"...vediamo solo per immaginazione mentre ogni altro artista conosce in realtà quel che fa; vede il pittore, sente il musicista.
Noi architetti vediamo solo per la prima volta quando son fatte. E se non corrisponde non c'è più nulla da fare. E se corrisponde allora bisogna ringraziare Dio che ci rivela delle cose alle quali non avevamo pensato e son sortite per incanto."
Gio' Ponti

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