Progettazione del pensiero: l'intelligenza artificiale

Pubblicato il 25 gennaio 2025 alle ore 19:06

Ritorna oggi il senso di stupore che passava nei racconti della generazione che mi ha preceduto quando si parlava dell'avvento del computer. Si trattava dei primi anni '70 quando giovanissimi informatici viaggiavano per l'Italia con l'entusiasmo di apprendere le funzionalità e l'utilizzo del calcolatore. Era una possibilità regalata a pochi, talvolta designati e inviati dai datori di lavoro perchè potessero migliorare l'efficienza e la qualità della produzione. Ventenni entusiasti davanti a veri e propri "muri" di collegamenti elettronici e centinaia di schede perforate programmate per operazioni e calcoli complessi apprendevano un nuovo linguaggio che permetteva all'uomo di velocizzare operazioni lunghe e difficili, con lo scopo di ottimizzare calcoli e processi

Sarebbe enormemente lungo e articolato continuare a raccontare il velocissimo processo evolutivo della sfera informatica degli ultimi cinquant'anni, e probabilmente già domani ci sarebbe qualcosa di nuovo da aggiungere; oggi voglio provare ad analizzare una differenza fondamentale che, pur facendo parte della stessa evoluzione, definisce radicalmente un taglio netto con la storia. 

L'intelligenza dell'elaborazione dei dati

L'intenzione essenziale del calcolatore era quella di raccogliere una varietà di informazioni che, utilizzate secondo specifiche funzioni (algoritmi), producevano dei risultati utili ad un determinato scopo. L'esito è un qualcosa di realistico, autentico: individuate le variabili e definita l'automazione era possibile ottenere immediatamente un dato. E posso immaginare che in ogni caso, a termine di ogni procedimento, ci fosse un controllo o una verifica.

L'attività umana, quindi mentale, aveva funzione di individuazione dei dati, scelta dell'algoritmo e verifica finale.

Il calcolatore effettuava l'operazione.


Anche oggi, nel mio settore, è importante ed essenziale l'utilizzo dei software per l'elaborazione grafica  di moltissime  informazioni con lo scopo di ottenere in maniera più veloce dei risultati gradevoli ed efficaci. Per esempio, per realizzare un rendering fotorealistico a termine di una progettazione definita su misura del singolo cliente, bisogna innanzitutto disegnare in tre dimensioni l'ambiente, attribuire dei materiali scelti e concordati, studiare luci e arredi... tutte queste informazioni vengono poi fatte processare dal software (con i suoi algoritmi) che produrrà l'immagine finale. Naturalmente tutto deve passare al mio controllo! Si tratta quindi di un artificio "intelligente".

L'artificio e l'artificiale

L'intelligenza artificiale (AI) nasce recentemente con lo scopo di automatizzare procedimenti con l'utilizzo delle sole informazioni iniziali: pochi dati offerti ad una vastità di algoritmi che in base a valutazioni, anch'esse automatizzate, possono produrre un risultato senza l'utilizzo di ulteriore funzione intellettiva umana. Il mercato aziendale sta orientando fortemente il proprio potenziamento verso la direzione dell'intelligenza artificiale e d'altra parte è comprensibile pensare a quanto tempo impiegava un calcolatore a svolgere integrali  rispetto alle abilità di un matematico con carta e penna. 

Si tratta quindi di individuare una sottile linea che definisca un confine tra ciò che è automatizzato e ciò che è artificiale. L'artificio (artefice: chi realizza qualcosa esprimendo tangibilmente il proprio talento in un'impresa di notevole mole), prevede l'utilizzo di astuzie derivanti dall'esperienza che consentano, a seguito di una elaborazione artistica e mentale, il conseguimento di un risultato. L'artificio è frutto dell'intelligenza, della capacità di leggere in profondità. L'artificio è un algoritmo umano. L'artificiale è un artefatto.


Mi è capitato proprio di recente di scoprire applicazioni AI che permettono di "visualizzare" ambienti interni come rendering fotorealistici in pochissimi istanti: basta indicare poche informazioni e così in un istante si materializza un soggiorno bello e pronto. Peggio ancora ho scoperto che esistono altre AI capaci di realizzare brani musicali con testo, melodia, arrangiamento (tra l'altro anche credibile) che può essere tranquillamente depositato e pubblicizzato da chiunque! Pensa se lo facessero davvero...

Per non parlare dei compiti a casa di milioni di studenti: si rischia di crescere uomini che non solo hanno perso la capacità di elaborare, ma anche (e soprattutto) hanno affidato la propria intelligenza all'artificiale, senza essere più in grado di distinguere tra il vero e il falso.

L'arte dell'intelligenza

Ho provato a non esporre una posizione drasticamente contraria per non rischiare di risuonare come la solita voce antiprogressista che grida allo scandalo... e sono certa che il vastissimo campo dell'AI (a me ad oggi ancora del tutto ignoto) avrà riscontri positivi lì dove una mente umana userà coscienza ed  intelligenza.

Da sempre ciò che ci distingue da qualsiasi creatura è la capacità di pensare, elaborare, fare esperienza, apprendere e applicare, valutare, esprimere concetti con la parola, le immagini, la musica... provocare, dedurre... e anche se questi diventassero oggi algoritmi di una intelligenza artificiale, il risultato sarà privo di anima. Sarà un risultato efficiente ma non efficace. Sarà un obbiettivo raggiunto senza la bellezza del percorso. Sarà un traguardo rubato senza  l'abbraccio di chi condivide l'entusiasmo della vittoria. 


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