Viaggio nella Pittura con Immagini Bibliche (ep.3): Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso
Pubblicato il 23 novembre 2024 alle ore 7:45

Adamo ed Eva cacciati dal paradiso, 1426-1427, Cappella Brancacci Santa Maria del Carmine, Firenze
Il breve destino del Masaccio, venuto a mancare a soli 27 anni per cause ancora non del tutto chiare, ha scritto nella storia dell'arte pagine particolarmente all'avanguardia nell'ambito della pittura rinascimentale. Lo stesso Brunelleschi che tanto aveva ammirato questo giovane aiutandolo nel padroneggiare la tecnica della prospettiva, per anni ripeterà "Abbiamo subito una grande perdita!"
Dopo essere stata tentata dal serpente, Eva ha mangiato il frutto dell'albero proibito e poi l'ha fatto mangiare ad Adamo. Immediatamente dopo, essi si accorgono della loro nudità e cercano di coprirsi nascondendosi a Dio.
La prima caratteristica dell'arte di Masaccio è la passione per un linguaggio sobrio ed espressivo. Nonostante la dimensione ridotta (208x88cm), l'opera è uno dei capolavori dell'umanesimo rinascimentale.
Condannati al lavoro e alla sofferenza, Adamo ed Eva si avviano verso una terra deserta che dovranno coltivare. La luce è fredda e il volto ha perso la dolcezza del paradiso perchè ormai appartengono al mondo degli uomini.
Le colline sullo sfondo sono aride e impervie, disseccate, ridotte quasi ad astrazione.
Rappresentata come piccola apertura sulla sinistra, Adamo ed Eva escono dalla porta del paradiso, si portano via, lontano dal luogo della benedizione, scortati da un angelo armato di spada. La porta è stretta, per indicare l'impossibilità di farvi ritorno.

Fortemente espressivi, Adamo ed Eva sono devastati dal dolore. Essi hanno mangiato dell'albero della Conoscenza del Bene e del Male, unico "luogo" che Dio aveva loro vietato di conoscere. Condannati al lavoro, alla sofferenza e alla morte, entrambi nudi si allontanano provando a nascondere la vergogna. Adamo si porta le mani al volto, non può sostenere lo sguardo del suo creatore, si chiude in se stesso dopo aver perso la dignità di creatura perfetta, fatta ad "immagine e somiglianza di Dio". In quella disperazione Adamo riconosce di aver tradito quel legame profondo tra Creatore e creato.
Il volto di Eva è impressionante: gli occhi sono due tratti scuri, senza ciglia o sopracciglia e la bocca è aperta sul lamento del dolore. A differenza di Adamo, Eva si copre le sue parti più intime, espressione del travaglio e del dolore che dovrà sopportare in conseguenza alla sua natura femminile di partoriente.
Unica nota positiva è che Adamo ed Eva non si perdono tra di loro. Creati dalla stessa carne essi resteranno uniti anche fuori dal giardino dell'Eden. Insieme si allontanano nell'arido territorio del mondo terrestre, nell'attesa e forse nella speranza che un giorno i tormenti dell'umanità avranno finalmente fine.
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