Il vetro, una pausa sul pentagramma

Pubblicato il 22 giugno 2024 alle ore 17:46

Secondo un racconto di Plinio, questo materiale fu una scoperta accidentale dovuta ad alcuni mercanti fenici che, intorno al 5000 a.C., sbarcati presso le rive del fiume Belo in Siria, accesero un fuoco da campo ed usarono per appoggiare le loro pentole dei blocchi di nitrato prelevato dal carico che trasportavano.

Un'invenzione del tutto casuale che diventa elemento essenziale per la progettazione e che è spunto per alcune riflessioni (appunto!).

Il vetro quando è ad alta temperatura è duttile, plastico e malleabile; in stato di fusione può essere soffiato, impastato, tirato e pressato. Quando è freddo, il vetro presenta una notevole durezza, è trasparente, leggero e stabile.

Dal bicchiere alla vetrata scorrevole delle nostre verande, il vetro assume il ruolo del vuoto nella geometria, del respiro nella solidità del pieno. Come una pausa sul pentagramma.

Ritengo che sia la parte più bella della progettazione perché dà luce, dà vita al tutto.

Il vetro è capace di farsi attraversare per guardare dentro, per scorgere la profondità.

Allo stesso tempo è lui che ripropone l'immagine di ciò che lo circonda, con i riflessi, i bagliori, riproducendo in tempo reale  il movimento delle foglie e le ombre… é statico ed è dinamico.

Perché la trasparenza è leggerezza.

Casa Farnsworth di Ludwig Mies van der Rohe - 1951 Plano, Illinois, Stati Uniti d'America


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