Progettazione della natura (ep.4): il giardino islamico

Pubblicato il 12 ottobre 2024 alle ore 8:17

La penisola arabica è una regione  priva di fiumi permanenti, con un indice di piovosità tra i più bassi del pianeta. Essa ospita il maggior deserto di sabbia al mondo (il Rubʿ al-Khālī, "Il quarto vuoto", inteso come "quarta parte" dopo cielo, terra e mare) e, sebbene abbia una superficie coltivabile ridottissima, presenta un'antica tradizione agricola, soprattutto nell'area sud-occidentale, l'attuale zona dello Yemen.

Quel territorio fu prospero per coltivazioni e fiorente per commerci quando era abitato, tremila anni fa, dai Sabei, un popolo di cui si conosce ancora poco. Essi realizzarono tremila anni fa una città ad est dell'attuale Sana'a, Marib. Negli antichi miti, questa era la capitale del regno della regina di Saba, il leggendario personaggio che si recò a Gerusalemme per incontrare il saggio Salomone con gran seguito di cammelli carichi di spezie, patrimonio prezioso e fortuna del territorio: coltivazione di essenze rare, piante da cui si ricavavano incenso, mirra, sostanze aromatiche per l'imbalsamazione ma anche offerte per il contatto con il divino. Il reddito ottenuto da queste coltivazioni e soprattutto dal commercio stabilito con altri territori verso l'Egitto e più in alto verso il Mediterraneo, consentì di organizzare le coltivazioni sul territorio realizzando sistemi basati sul controllo delle acque meteoriche: una grande diga raccoglieva in un bacino l'acqua dei torrenti stagionali delle montagne vicine.

Marib, resti della diga VI sec. a.C.

La diga, di cui restano gli elementi strutturali di dimensioni ciclopiche, era un'opera spettacolare che costituiva una delle meraviglie del mondo antico; il Corano racconta del crollo (V sec. d.C.) di quel capolavoro di ingegneria idraulica attribuendolo ad una punizione divina sotto forma di diluvio, rivolta ad un popolo di adoratori di astri. 

L'espansione islamica

A seguito di quella devastante distruzione della diga, in tutto il territorio dello Yemen le popolazioni appresero di poter utilizzare gli elementi atmosferici più sottili: la semplice umidità notturna e la brina, raccolte attraverso complessi sistemi di minute canalizzazioni riuscirono a risolvere i problemi legati all'irrigazione e al sostegno del popolo.

In questo clima di rinascita, in questo ambiente sempre in fermento, si sviluppò la nuova religione predicata da Muhammad, da noi conosciuto come Maometto (571-632 circa). Alla sua morte, la religione da lui introdotta era confinata ad alcune popolazioni della penisola arabica ma poco più di un secolo dopo, a seguito dell'espansione dell'impero esteso lungo le coste del Mediterraneo (raggiungendo le coste dell'Atlantico), l'islam si diffuse ampiamente. Fu un processo di conquista militare del quale va sottolineato un certo grado di tolleranza per le culture delle popolazioni sottomesse. Gli Arabi non provarono a cancellare il sapere dei Paesi conquistati e non obbligavano i popoli ad arabizzarsi.

Spingendosi ad Oriente, gli Arabi scoprirono le forme di architettura e del  paesaggio della millenaria tradizione persiana; nel Mediterraneo orientale occuparono i territori bizantini dove prosperavano metropoli come Alessandria e Damasco. Nel Nord Africa e in Spagna vi trovarono rovine imponenti di città ellenistiche e romane.

La cultura islamica riuscì a sintetizzare le diverse influenze, riuscendo a sviluppare una propria architettura, anche del verde.

La pianta quadripartita: i paradeisos

Una delle suggestioni più importanti che gli Arabi assunsero per le proprie architetture paesaggistiche fu quella dei giardini dei grandi complessi palaziali appartenuti ai regnanti della dinastia persiana. Si trattava di recinti e parchi di forma geometrica regolare con canalizzazioni per l'irrigazione e corredati di padiglioni per la sosta lungo i percorsi.

I paradeisos erano giardini a pianta quadripartita (icona del giardino islamico, chahar bagh che significa quattro lotti)

Quattro giardini che richiamavano la concezione cosmica dei quattro elementi originari: fuoco, aria, acqua e terra, ma che si collegava anche ad un'antica convinzione ripresa sia dal Corano che dall'Antico Testamento, e cioè che dal Paradiso sfociassero quattro fiumi.


"Quando il Signore Dio fece la terra e il cielo, nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata - il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e nessuno lavorava il suolo[...]

poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato.

Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare[...]

Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi da lì si divideva in quattro corsi[...]

Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino dell'Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse".

(Genesi)

"La descrizione del Giardino che è stato promesso ai timorati di Dio è così:

vi saranno fiumi d'acqua incorruttibile, e fiumi di latte dal gusto immutabile, e fiumi di vino delizioso a chi beve, e fiumi di miele purissimo. Ed ivi essi godranno d'ogni frutto, e del perdono del Signore."

(Corano)


La fortuna della pianta quadripartita non si spiega solo per un significato religioso: quel tipo di impianto, per via della sua composizione assiale, ben si prestava ad esaltare la dignità regale. La simmetria dei percorsi, la gerarchia ottica degli spazi si adattavano a celebrare la sovranità del regnante.

Il giardino a composizione cruciforme si diffuse in tutte le terre conquistate dagli Arabi: comune a tutti è lo spirito di serenità, l'ordinata regola geometrica compositiva, l'attenzione all'acqua in tutte le sue forme con fontane sonore, cascate, bacini e canali.

Giardino di Shahzadeh Mahan - fine XIX secolo (Kerman, Iran)