Progettazione dello spazio scenico (ep.3): la Traviata

Pubblicato il 14 settembre 2024 alle ore 08:24

Così come è stato già narrato negli episodi precedenti, la progettazione dello spazio scenico non ha lo scopo di creare un "contorno" al racconto, una cornice alla storia. Lo spazio scenico non è uno sfondo. 

Progettare una scena ha la funzione di tradurre in forma la natura profonda della narrazione che si muove lungo la melodia del canto e dell'enfasi musicale.

Ho pensato così di dare spazio a questa "dimensione" portante lasciando spazio alla riflessione del musicista che vive la scena mentre racconta la musica.

Con gli occhi del musicista:  Andrea Ciullo primo fagotto dell'orchestra della Città Metropolitana di Bari,

LA TRAVIATA

(Opera in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave, ispirata alla Signora delle Camelie)

"Ascoltando la musica di Verdi, già dalle prime battute del preludio del primo atto, notiamo due atmosfere molto diverse e contrastanti: il tema "della tisi", nella tonalità di Si minore, dal carattere gelido e struggente, intonato nelle battute iniziali dagli archi. E subito dopo il tema dell'amore, nella tonalità di Mi maggiore: le note di "amami Alfredo" per intenderci."

"Anche il preludio del terzo atto inizia con il tema della tisi ma, a differenza di quello del primo atto, non converge più nella tonalità maggiore. Anzi, termina con un tristissimo Do minore, nei registri più gravi dell'orchestrazione. Segno che la speranza diventa sempre più flebile, e purtroppo la malattia di Violetta prenderà il sopravvento, portandola alla morte. È infatti con la morte di Violetta che si concluderà drammaticamente l'opera."

Verona 2019 - Zeffirelli

Verona 2019 - Zeffirelli

"Nel corso di tutta l'opera la musica è sempre strettamente collegata alla trama e al testo del libretto. Se ascoltiamo il celeberrimo "brindisi", eseguito tra l'altro molto spesso come bis in recital lirico-sinfonici, notiamo che la musica è gioiosa e frizzante, proprio come una coppa di champagne: "Libiamo ne' lieti calici, che la bellezza infiora... Tutto è follia, follia nel mondo ciò che non è piacer". È questo un vibrante inno alla vita e all'amore."

Verona 2019 - Zeffirelli

"La musica cambia completamente carattere se pensiamo, ad esempio, all'aria di Germont, nella quale Germont chiede a Violetta di lasciare suo figlio Alfredo. Qui la musica sottolinea la severità del vecchio Germont. Momenti particolarmente gioiosi e suggestivi sono quelli dei cori, che troviamo nella parte finale del secondo atto: i cori delle zingarelle e dei mattadori. La musica qui si sposa magistralmente con la scenografia, e anche con la bellezza dei costumi."

Verona 2019 - Zeffirelli

"Un contrasto musicale particolarmente stridente lo troviamo nel terzo atto, quando Violetta è in casa, sul letto di morte, divorata dalla tisi, mentre fuori tutta Parigi impazza per il Carnevale: è il momento del "Baccanale". Segue un bellissimo duetto di Violetta e Alfredo: "Parigi, o cara". È il momento della speranza. La speranza della guarigione di Violetta, e del ritorno alla vita. È un momento di grande raccoglimento, mirabilmente reso da Verdi con la tonalità di La bemolle maggiore, l'accompagnamento degli archi con il "pizzicato", e il raddoppio dell'oboe e del fagotto sulle parole "Parigi, o cara, noi lasceremo... dei corsi affanni compenso avrai". Di particolare bellezza il finale dell'opera."

Verona 2022 - Zeffirelli

"Violetta sta per morire, ma la musica diventa improvvisamente "leggera e soave": è il momento in cui Violetta finalmente si libera degli spasmi del dolore, e la sua anima si prepara a volare altissima nel cielo."


Franco Zeffirelli ha curato ben otto volte (nove con quella dell’Arena) la regia del capolavoro verdiano, dal 1958 a Dallas, con Maria Callas, al 2019 a Verona) realizzandone anche le scenografie, e nel 1983 ne ha diretto una versione cinematografica, con Teresa Stratas e Placido Domingo, che ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui il BAFTA per la migliore scenografia (a Gianni Quaranta e Franco Zeffirelli) e i migliori costumi (a Piero Tosi).


Ho scelto di affiancare alle suggestioni del M° Andrea Ciullo alle immagini di scena del grande Zeffirelli per evidenziare quanto lo spazio scenico e lo spazio musicale siano un'unica dinamica che racconta la storia.

In questa scenografia è evidenziata la "severità" degli sfarzi e la sontuosità lussureggiante del piacere che fa da lontana cornice ad una storia d'amore.

Dello stesso scenografo e regista possiamo trovare "traduzioni" differenti dello stesso tema, a conferma di quanto una stessa narrazione possa essere raccontata in modi diversi.

 

Le due immagini si riferiscono alla stessa opera portata in scena al Teatro Colón di Buenos Aires nel 2017.

La dimensione del lusso è disegnata dai panneggi  sospesi che "decorano" in maniera quasi soffocante la scena. Il dolore del canto di Violetta è infatti quasi intrappolato in essi. 


Letture diverse dello stesso tema

Macerata 2018 - Svoboda 

La traviata “dello specchio” è uno di quegli allestimenti entrati a far parte della storia del teatro, così ricchi di fascino e buon gusto da risultare ancora smaglianti a quasi trent’anni dalla loro ideazione.

La scenografia fu pensata da Josef Svoboda nel 1992 proprio per il palcoscenico dell’arena maceratese ed è costituita da una serie di teli dipinti, poggiati a terra e sfilati via via da assistenti di scena, i quali riflettono la loro immagine su un grande specchio di forma irregolare, inclinato di circa 45 gradi, consentendo al pubblico una doppia visione della scena, frontale e dall’alto: un’idea semplice, ma geniale, che permette di superare l’idea tradizionale del fondale dipinto aprendo nuove prospettive di profondità e generando effetti di grande bellezza.

Un confronto tra punti di vista differenti che permette la doppia lettura della storia:

il lusso, la malattia, l'apparenza e l'amore.


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